L'Appunto di Aly Baba Faye

Democrats: The Nominee is..

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  And the nominee is …. Barack Hussein Obama! Dunque è fatto. Barack sarà il candidato dei democratici per la corsa alla Casa Bianca. Chi l’avrebbe mai detto! Davvero eravamo in pochi a pensare che ce la potesse fare. Anche perché gli spin doctors e i molti sondaggi d’opinione avevano già decretato il trionfo della ex-first Lady Hillary Clinton. Ci si diceva che il partito sta in mano a “Billary” (la coppia Bill e Hillary) che stava lavorando molto per il dopo Bush. Ci si diceva che quella di Obama è solo una candidatura di testimonianza. Ma come nella storia di Davide e Golia, il piano del gigante Billary è stato scomposto da un giovane africano-americano di 46 anni, uno che siede soltanto da due anni nel Senato Federale. Ricorderò sempre il giorno dell’annuncio della sua candidatura. Era il 10 febbraio a Springfield in una giornata freddissima davanti ad una folla di 15000 fans accorsi da più parti. Ho seguito l’evento in diretta su internet. Ero contento e pieno di speranza perché mosso da quel sentimento che lui aveva declinato in The Audacity of Hope. Poi sapevo che Obama non era della generazione del Baby Boom né era direttamente legato alla storia dei rappresentati dei diritti civili. E’ figlio di uno studente Keniota e di una giovane americana del Kansas. La sua biografia racconta di un profilo molto interessante. Era la figura perfetta per il dopo Bush e i suoi strascichi teo-cons. Come molti fans e attivisti online, nelle settimane precedenti all’annuncio avevo mandato decine di e-mail per incoraggiarlo e dirgli che doveva provarci. Al dunque Barack prese la decisione giusta. Da quel giorno mi ci è voluto tre settimane per mettere su il primo comitato di sostegno alla candidatura fatto da cittadini non americani: l’audacia di sperare! Sapevo perfettamente che questa erano elezioni di rilevanza globale. Per uno come me che sentiva il bisogno impellente di uscire dalla logica dello scontro di civiltà, Obama era l’uomo giusto. Nato nei Hawaii, cresciuto in Indonesia, Barack ha anche una famiglia davvero cosmopolita. Ha due sorellastre, una indonesia e una africana. Dunque da cittadino globale. Dovevo fare la mia parte. Il comitato fu presentato in diretta da Radio Città Futura e da Nessuno TV in un grande evento al Café Letterario. Non essendo cittadini americani, non potevamo votare né fare fund raising. Così abbiamo deciso di fare propadanda e di affiancare il gruppo dei democrats in Italy for Obama dando un contributo decisivo alla vittoria di Barack tra i Democrats il 5 febbraio scorso (Super-tuesday). In questo mio attivismo ho potuto sperimentare qualcosa di straordinario: il netroots campaign (attivismo online). Presente nei forum e blog di molti giornali americani, nei social network insomma esercitando la cosiddetta netinzenship (cittadinanza attiva nella rete). Sono stato persino accusato di essere tra le menti diabolica del social networking per Obama da un sito vicino alla Clinton i cui amministratori movendo dalla teoria delle reti hanno cercato di capire dove risiedeva la forza della campagna di Obama sulla rete. Mitico! Il sottoscritto assieme al giovane Chris Hughes, un giovane guru del social network reclutato dal manager principale dello staff di Obama David Axelrod che lo ha affidato la gestione del sito ufficale della campagna: http://www.barackobama.com/ Insomma hanno cercato di disegnare la “mappa del potere” tramite un programma detto  “Six Degrees separation” da cui hanno desunto che io sia tra le persone più attivi nella propaganda e tra le più pericolose. Naturalmente il mio impegno aveva solo un segreto un entusiasmo speranzoso come in tutte le cose che hanno accompagnata il mio impegno civile. Ora che Barack è il nominee e quel entusiasmo si è moltiplicato. Ora inizia la vera Battaglia. Quella per le elezioni presidenziali del 4 Novembre p.v. E come diciamo noi fans di Obama: Fired Up and Ready to Go!

 

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Written by Aly Baba Faye

4 giugno 2008 a 16:11

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