L'Appunto di Aly Baba Faye

Giorgia: Ora Basta!

with 4 comments

Ora Basta” è il nuovo singolo di Giorgia estratto dall’album “Stonata”, disco di inediti dal titolo ironico sul piano artistico, ma che esprime un forte disagio sul piano umano. «Mi sento stonata oltre che in qualche nota qua e là, anche nei confronti di questo tempo che oscilla tra strani valori, e che ai quattro elementi naturali acqua, aria, terra e fuoco contrappone soldi, potere, una politica di interessi personali e guerra. Provo un consapevole senso di stonatura, un disorientamento d’animo che mi accorgo di condividere con sempre più persone.

 

Pur non avendo ascoltato il brano “Ora Basta” ho deciso di acquistare l’album “Stonata”. Perché Giorgia è un artista di talento che ha una voce straordinaria. Nel corso della sua carriera ci ha regalato non poche perle musicali. Dunque, apprezzo la sua musica che ovviamente richiama il “soul” di quella musica nera con la quale sono cresciuto. Dunque Giorgia mi è sempre piaciuta. Anche se ci divide tra l’altro la fede calcistica. Lei è laziale e questa sì che è una “stonatura” per un fondamentalista romanista come me. Per il resto condivido con lei quel “consapevole” senso di stonatura di questo nostro tempo. E mi capita spesso anche a me di voler gridare fortissomo “Ora Basta”. Ma non ho voce. Questione di stonatura!

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Written by Aly Baba Faye

31 maggio 2008 a 11:30

Pubblicato su politica

4 Risposte

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  1. Non dubbitavo di te in quanto persona quanto dell’argomentazione che detta in quella maniera poteva essere soggetto a equivoci. D’altronde c’è un problema di fondo legato alla crisi epistemologica delle scienze sociali a cominciare dall’antropologia. Infine, il rigurgito razzista e xenofobo che si è alimentato dell’idea di uno scontro di civiltà si accutizza nell’era del globalismo e il suo corallario “la crisi del modello di stato-nazione sorta nell’era della prima modernità con la rivoluzione industriale.
    Un abbraccio

    Aly Baba Faye

    2 giugno 2008 at 17:29

  2. OOOhhhh perdona i misunderstanding!!! Mi riferivo all’uomo, in quanto uomo sociale e quindi certamente i bambini ne rimangono fuori. Il mio voleva essere un tentativo di comprensione (attenzione non di giustificazione!) per tutti coloro che invece sono ancora così radicati alla propria visione del mondo e a temi oggi così distanti, di stampo ottocentesco: vedi “patria”, “nazione”, etc…

    edithdinepi

    2 giugno 2008 at 09:29

  3. Edith

    Se non ti conoscessi avrei potuto pensare che tu sostenga che il “razzismo sia un fatto naturale” e dunque non è un problema. Siamo fatti così… Ma so la tua storia e come la pensi. Ma dalle parole che hai scritto qualcuno potrebbe tirare conclusioni del genere. Io non credo che sia naturale il razzismo. Basta vedere quanto bambini di diverse etnie (così si dice poiché le razze non esistono dice Eisntein!) che crescono insieme si vedono solo come bambini e non percepiscono le diversità. Nel momento in cui lo fanno non è affatto detto che la vivono in maniera negativa.
    Infine accetto il tuo invito di sintonizzarci …. io frequento da sempre quelle lunghezze d’onda sia nella mia famiglia d’origine che in quella da me creata.
    Grazie per il pensiero. Un abbraccio.

    Aly Baba Faye

    31 maggio 2008 at 19:22

  4. Caro Ali, vorrei lasciare un pensiero riguardo “razzismo e ideologie politiche”.
    Non credo che il razzismo abbia alcuna radice nelle ideologie o possa essere associato a matrici politiche di destra o di sinistra e comunque, d’accordo con te, ciò poco (mi) importa.
    Credo tuttavia che i rigurgiti razzisti a cui abbiamo assistito inermi e inebetiti negli ultimi giorni siano portati avanti da individui che si sentono oggi, più di ieri, spalleggiati da una classe politica che non ha esitato a cavalcare il malcontento generale per prendere voti. La storia del capro espiatorio la conosciamo tutti: è cruda eredità di ieri e storia di oggi.
    Ciò che invece mi preme qui sottolineare è che il pregiudizio razziale è connaturato alla natura umana. L'”altro”, il “diverso”, è ciò che non siamo noi, il nostro aspetto ombra. Il diverso ci aiuta a scardinare i nostri punti di riferimento, le nostre “false” credenze; la sempre più massiccia presenza dello straniero nella nostra quotidianità ci rammenta continuamente che nulla di ciò che ci circonda è certo e assoluto come lo percepiamo in quanto la stessa cosa può assumere significati e valenze molto distanti da un’altra parte del globo. Conoscere i nostri pregiudizi significa privarci della corazza ideologica mediante la quale la cultura che seguiamo può convalidare e sostenere privilegi che tornano a nostro specifico vantaggio. Per spogliarci di tale corazza occorre forza morale, coraggio, capacità di sospettare di tutto ciò che ci appare ovvio, scontato; occorre essere disponibili al confronto sia con coloro che nella nostra società la pensano diversamente sia con i membri di altre società; occorre essere disponibili a modificare le nostre opinioni e convinzioni quando siamo convinti della ragioni altrui o i fatti ci inducono a convinzioni differenti; occorre infine ricordarci che il pregiudizio etnocentrico è ancora il male del nostro tempo perchè non fa che continuare a viziare le nostre assopite coscienze.
    Ritengo che la sfida del multiculturalismo stia nel riscoprire quella voce originaria che ognuno di noi custodisce al centro di se stesso e che ci rende tutti uguali e al contempo meravigliosamente unici.
    Integrazione significa scambio, cedere qualcosa di noi in favore dell’altro ed essere pronti a ricevere; solo allora l’integrazione porterà arrichimento. Certo, non possiamo nascondere sia dura trovare continuamente nuovi equilibri in un mondo che cambia così vertiginosamente. Ma è pur vero che questa è la sfida del nostro tempo!
    Un invito a mo’ di conclusione… sintonizziamo su una frequenza di pace e facciamo tutto ciò che è in nostro potere per diffondere rispetto, tolleranza, ma soprattutto amore per tutto ciò che ci circonda, compreso ciò che è distante e che quindi sfugge alla nostra comprensione. Basta ricercare i colpevoli, accusarsi e farsi giustizia da sè. “L’odio chiama solo odio” come disse qualcuno più autorevole di me, “solo l’amore è in grado di far librare le coscienze in volo”.
    E dopo sta’ conclusione un pò sacerdotale, ti saluto e ti mando un abbraccione a te e tutta la famiglia.
    Edith

    edithdinepi

    31 maggio 2008 at 16:16


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