L'Appunto di Aly Baba Faye

Articolo sulla sicurezza: da leggere.

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Psicologia delle folle e spettro di sicurezza

Di Pier Paolo Caserta

La folla (…) è guidata quasi esclusivamente dall’inconscio. I suoi atti nascono dall’influenza del midollo spinale più che dall’influenza del cervello. Le azioni da essa compiute possono essere perfette quanto all’esecuzione, ma dato che non sono dirette dal cervello, dipendono in realtà dai moti casuali dell’eccitazione“. Queste parole furono impresse su carta da Gustav Le Bon, sociologo e saggista francese di matrice positivista, in un’opera del 1895, ma conservano intatte la loro pregnanza. Tanto che il saggio di Le Bon, molto fortunato, divenne una sorta di manuale d’uso per gli agitatori politici che da quella comprensione della psicologia delle masse -parola destinata a un uso più duraturo che non “folle” – avrebbero preso le mosse per soggiogarle. “La psicologia delle folle” fu pubblicato oltre un secolo fa. Era, in effetti, l’epoca che segnò l’affacciarsi delle masse sul palcoscenico della storia, tanto che il nuovo soggetto protagonista della vita sociale e politica divenne oggetto d’interesse scientifico. Da allora marcia indietro non è più stato possibile. Il passato, la conoscenza della storia, dovrebbe indurci, e in primo luogo indurre i governi, a soppesare le valutazioni e non ripetere errori già commessi e forieri di disastri.

La nostra non è stata l’unica epoca ad aver posto l’accento sulla sicurezza. Un’altra è stata proprio quella di Le Bon, quella “belle époque” sicura di sé e fiduciosa dei destini inarrestabili di un progresso che mai era apparso così alla portata di tutti. Ma fu anche una temperie culturale che produsse la rivisitazione del concetto di nazione, svalutandone la componente illuministica e democratica a vantaggio di pretestuose implicazioni razziali. L’identità fu allora costruita anche sulla condanna del “diverso” e si avvalse del contributo delle prime, rudimentali forme di propaganda. In Francia i diversi di turno furono gli immigrati, i protestanti e soprattutto gli ebrei, destinatari privilegiati delle invettive della rivista “Action Française”, mentre anche nei paesi di lingua tedesca attecchiva una consistente ondata antiebraica. Le teoria della razza venivano codificate, ponendo le premesse che i totalitarismi avrebbero saputo trasformare in disegno politico. “Le folle sono mutevoli poiché gli stimoli capaci di suggestionarle sono svariati, e le folle vi obbediscono immancabilmente“, osservava ancora Le Bon, leggendo con lucida lungimiranza il ruolo che il nuovo soggetto avrebbe svolto.

Certo, i tempi sono cambiati. E l’ultimo lustro è segnato dal rischio della recessione, più che da un’acritica fiducia nel progresso. Ma una cosa è vera: ignoriamo il corso della storia. Per questo l’esercizio della democrazia richiede memoria critica del passato, ponderazione, equilibrio. Seminare odio può avere conseguenze non solo su un oggi molto buio, ma anche su un domani che potrebbe sottrarsi al nostro controllo. Le politiche sull’immigrazione che il governo sta perseguendo non guardano all’immigrato come persona, perché, come in quella “belle époque” che ci appare così lontana, criminalizzano interi gruppi ed etnie e perché il reato di clandestinità, di fatto, annulla e sopprime ogni possibilità di valutare da caso a caso. Se il governo non lavorerà per ridimensionare gli eccessi inaccettabili del pacchetto sicurezza, recependo le critiche e le indicazioni dell’Unione Europea, ci avvieremo verso una bruttissima china.

La storia ha già mostrato che cavalcare l’onda del populismo, se può valere il consenso, alla lunga ha un solo sbocco inevitabile: la catastrofe. Se non bastasse l’avvertimento che ci ha lanciato l’Europa, il monito viene ancora dal passato, dalle pagine di un libro che ha più di cent’anni: “Chi si appoggia ad esse [alle folle, ndr] può salire molto in alto e molto in fretta, ma sfiorando sempre il ciglio della rupe Tarpea e con la certezza di precipitare un giorno nell’abisso“.

– Articolo pubblicato su AprileOnline il 23 Maggio 2008

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Written by Aly Baba Faye

23 maggio 2008 a 19:54

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