L'Appunto di Aly Baba Faye

Primarie: Tappa Finale?

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Oggi la lunga maratona delle primarie dei democratici americani fa tappa in North Carolina e Indiana e potrebbe essere quella decisiva per la Nomination del candidato democratico alle elezioni presidenziali. Gli ultimi sondaggi danno il senatore africano-americano in netto vantaggio (dai 7 ai 13 punti) in North Carolina mentre per lo Stato dell’indiana l’esito sembra tuttora rimane più incerta. In caso di sconfitta Hillary Clinton potrebbe ritirarsi considerando che il suo rivale ha un vantaggio di 141 delegati praticamente incolmabile. Se la ex first lady dovesse perdere con un margine ristretto in North Carolina, dove tra l’altro aveva un fortissimo svantaggio all’inizio, potrebbe decidere di continuare la sua corsa. Un prolungamento della corsa rischierebbe di logorare i democratici tant’è che Howard Dean il presidente si è premurato di chiedere ai superdelegati che non lo hanno ancora fatto di annunciare la loro preferenza in modo da chiudere questo match che si rivela come un gioco al massacro tra Democrats. Comunque allo stato attuale cose una vittoria di Hillary sembra rilegato nell’ordine del miracolo. Infatti, i numeri sono chiari: Obama ha vinto più del doppio dei contesti dove si è votato, ha più delegati eletti e sta conquistando sempre di più la platea dei superdelegati che  sembrava pendere a favore della Clinton originariamente in forte vantaggio nel partito; e la raccolta di fondi della senatrice incontra difficoltà mentre quella del senatore nero continua a battere ogni record sia in termini di volume finanziario che di numero di donatori. Insomma tutti i numeri sono dalla parte del senatore dell’Illinois e la Clinton potrebbe vincere solo con una sorta di tradimento del voto popolare da parte dello establishment del partito, una scelta di autolesionismo che significherebbe riconsegnare la Casa Bianca ai republicani.

Comunque c’è chi nel campo della Clinton conta sull’effetto Wright e sul coniglio tirato fuori dal capello dalla ex first lady ovvero la sua proposta di cancellare l’accisa sulla benzina. Una proposta che lo stesso Mc Cain aveva già avanzata e che si rivela a forte impatto populista in quanto raffiguri un’occhiata ai milioni di automobilisti e nel contempo rappresenta un grande regalo per le compagnie petrolifere. Ma si tratta di una proposta strampalata che non comporta affatto una riduzione dei prezzi alla pompa stante l’insufficienza dell’offerta di greggio. Dunque un caporetto che sfida la logica della legge domanda e offerta. Mentre per l’effetto Wright, stante i risultati di Guam sembra non abbia ancora sortito alcun effetto devastante per la corsa di Obama. Infatti Obama, dopo aver definitivamente rotto ogni rapporto con il suo pastore e amico, sembra riprendere la sua inarrestabile ascesa che le dichiarazioni del reverendo di famiglia, di tono razzista, sembrava aver compromesso. Non sembrava bastare, la prima presa di distanza del senatore in un bellissimo discorso sull’unità ormai noto sotto il titolo “For a more Perfect Union” (video qui sotto). Un sorta di discorso alla nazione intesa “non come la somma delle sue parti ma come un tutt’uno” per dirla con le parole dello Obama. Un discorso che puntava sul cittadino americano a prescindere dalla “razza”, mentre i bianchi democratici, nelle ultime elezioni, hanno continuato a preferire la Clinton e i neri democratici a votare in massa per Barack. Si è notato però che i comportamenti di voto razziale sono più articolati di come le semplificazioni giornalistiche vogliono far passare ne è un esempio la diversità di comportamento a secondo dell’età e del titolo d’istruzione. Tra i meno istruiti e meno giovani Hillary continua ad avere risultati migliori, mentre il senatore dell’Illinois raccoglie consensi tra persone più istruite e giovani al di là del colore della pelle. Tutto ciò preoccupa non poco il partito democratico che teme l’effetto razziale nel caso di una sfida McCain-Obama.  

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Written by Aly Baba Faye

6 maggio 2008 a 18:13

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