L'Appunto di Aly Baba Faye

Archivio per febbraio 2012

Un’altra pillola razzista distillata in Tv!

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Ci risiamo! Dopo quella di Servizio Pubblico ecco un’altra pillola razzista distillata in prima serata dalla TV pubblica. Questa volta l’autore della nefandezza è il noto comico Crozza il quale nella trasmissione Ballarò ha creduto di dovere far ridere con una pessima battutaccia sui “negroni”. La battutaccia che sembra neutra è invece un capolavoro di razzismo in quanto riproduce uno dei pregiudizi più radicati nella coscienza dei più ovvero che “nero uguale disgraziato”. Una battutaccia che lui definisce “politically uncorrect” ma che in realtà è una pillola di razzismo assai grave. In un paese dove essere nero spesso non rima con dignità, in un paese dove a qualcuno viene di sparare alle persone solo perché hanno a pelle nera, c’è poco da fare lo spiritoso e giocare a rafforzare i pregiudizi. Rammento che solo qualche mese fa c’è stata un rettata razzista a Firenze durante la quale hanno perso la vita 2 senegalesi Mor Diop e Modou Samb e un altro è stato gravamente ferito. Due anni fa a Ladispoli, vicino a Roma, un altro senegalese è stato ferito a morte da un carabinieri fuori servizio. Poi non posso non ricordare la “Deportazione dei neri” da Rosarno dove dei ragazzi si divertivano a sparare ai lavoratori africani con le pistole ad aria compressa. L’elenco delle violenze razziste è lungo. La mortificazione della dignità dei neri non fa più notizia. Proprio per questa ragione ho trovato di cattivo gusto la battutaccia di Crozza a Ballarò. La televizione svolge un ruolo importante nella formazione della coscienza collettiva e non si può, per ciateria, far passare messaggi che possono banalizzare il razzismo o farne oggetto di “burla”. Credo che la RAI debba vigilare di più e non permettere più che gente che paga il canone sia considerata meritevole di ogni tipo di insulto e offesa. Questione di rispetto!

Scritto da Aly Baba Faye

29 febbraio 2012 alle 18:48

La Coca Cola e gli immigrati di Rosarno

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 Una volta c’era la Rosarno dei braccianti africani. Quella che era rimbalzata nei media nazionali per la rivolta degli africani vittime di tanti episodi di razzismo. Una rivolta che portò il governo italiano ad organizzare una “deportazione” degli africani. I riflettori puntarono poi sulle realtà lavorative e di vita dei braccianti africani. Storie di schiavismo e di razzismo. Ed è da lì che è partita verosimilmente anche l’inchiesta del giornale inglese The Independent sulle condizioni di lavoro dei braccianti agricoli nella Piana di Gioia Tauro. Un’inchiesta che denuncia condizioni terribili di sfruttamento del lavoro dei braccianti africani, considioni al limite dello schiavismo nella raccolta delle arance che servono a fare l’aranciata (Fanta). Secondo il giornale inglese La Coca Cola si avvantaggerebbe indirettamente dello sfruttamento dei braccianti africani a Rosarno che lavorano in condizioni disumane per 25 euro al giorno. Dopo la denuncia la Coca Cola ha deciso di rompere i contratti di fornitura con le aziende agricole che sfruttano gli immigrati africani mentre gli imprenditori a loro volta si giustificano denunciando una stretta dei prezzi (al limite della strozzatura) da parte del colosso di Atlanta! Fatto sta che c’è ora lo rottura del contratto di fornitura ma è chiaro che la Multinazionale delle bevande non lo abbia fatto per sensibilità ai diritti umani o dei lavoratori o per responsabilità sociale dell’impresa (CSR) quanto per tutelare la sua immagine cosmopolita. Questione di marketing!.

Guardate il video !

Scritto da Aly Baba Faye

27 febbraio 2012 alle 21:42

Della prospettiva post-tecnocratica

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Monti sì e Monti no. Monti nel dopo-Monti. L’oltre-Monti dopo la parentesi Monti. La coalizione Pro-Monti anche senza Monti. Ne abbiamo sentiti di tutti i colori nel dibattito che si è aperto in questi giorni nel mondo politico. La discussione sulla governance tecnocratica è destinata ad accompagnarci da qui alla fine della legislatura e forse anche oltre. Sta di fatto che oggi c’è una bipolarizzazione sulla figura di Monti che ha sostituito quella su Berlusconi  tratto dominante del sentiero tortuoso della cosiddetta Seconda Repubblica. Una seconda repubblica che in realtà si rivela una strana transizione nella quale sembra si sia proceduto per tentativi. Dalla caduta del Muro di Berlino alla discesa in campo di Cavaliere passando per Mani pulite, l’Italia ha visto uno smottamemto continuo del sistema politico. In ogni caso la geografia politica che si sta delineando ha i contorni indefiniti e per alcuni versi incerti. La vicenda del governo Monti sta scombussolando la vita dei partiti e gli “squilibri stabili” del sistema politico italiano. Comunque è presto per tarare con precisione gli effetti di questa esperienza tecnocratica sulla futura riconfigurazione della vita politica. Quel che è certo è che la vicenda politica italiana non sarà più la stessa con il passaggio del governo Monti. Un passaggio che costringerà sempre di più le forze politiche a fare chiarezza rispetto ai loro progetti (leggi qui). Ciò vale soprattutto per i partiti della coalizione arclecchina che sostiene il Governo. C’è un problema di identificazione di queste forze politiche che si pone in termini di schizofrenia tra appropriazione e negazione. E’ facile profezia ritenere che il tema dell’identità si porrà per queste forze politiche. E si sa che sono i progetti che definiscono l’identità delle forze politiche e l’arco delle alleanze possibili. E allora chi pensava alla politica post-ideologica dovrà fare i conti con il fatto che anche le scelte tecnocratiche non sono neutrali ma poggiano anch’esse su una visione ideologica. E dunque si tratterà di individuare i connotati delle scelte e di valutare se combacciano con l’idea di società e la visione prospettiva su cui ciascuna forza politica vorrà far riferimento. E a tracciare le linee di confine sono le opzioni strategiche, l’agenda delle priorità e i blocchi sociali cui si vuol dare voce. Inoltre va detto che la politica non si esaurirà più solo nella dimensione dialettica tra partiti che competono per la conquista della maggioranza dei consensi. Nel contesto attuale diventerà sempre più imponente l’attivismo di altri attori determinati a contendere ai partiti il primato della politica intesa come gestione della cosa pubblica. Infatti, se c’è una lezione che si può trarre dalla caduta del Governo Berlusconi è la relativizzazione del consenso elettorale proprio in virtù della presenza di altri modi di legittimazione come le valutazioni delle agenzie di rating. Se non succederà nulla che restituisca dignità alla democrazia allora la ragion di mercato sarà sempre più dentro la ragion politica (come ho detto qui)  e i popoli saranno sempre più a sovranità limitata. Questione di potere!

Scritto da Aly Baba Faye

20 febbraio 2012 alle 21:31

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