Pillola razzista di Servizio Pubblico
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Ieri al programma “Servizio Pubblico” di Michele Santoro una pillola di razzismo è stata servita al pubblico. Con un servizio mandato in onda c’era il collegamento davanti al Parlamento in cui l’inviato Sandro Ruotolo intervistava i manifestanti. Uno degli intervistati per ribadire la propria dignità di fronte a quel che considera un abuso non ha trovato meglio che pronunciare un perentorio “Che siamo negri?”. Una frase che ovviamento significa che i negri sono persone senza dignità nei confronti dei quali ogni abuso è consentito. Purtroppo un’idea che è presente nella mente dei molti sia consapevolmente sia inconsapevolmente. Ormai nell’immaginario collettivo italiano l’idea che i negri siano “esseri inferiori” o addiritura “non-persone” è percettibile. Ma la novità di ieri sera è la pillola razzista che è stata distillata al pubblico da una trasmissione come Servizio Pubblico. Infatti, ciò che scandalizza è il fatto che sia passata attraverso un programma condotto da una personalità navigata come Michele Santoro, il quale è considerato come un palladino della dignità e della giustizia. Mandare in onda un insulto razzista non me lo aspettavo da una trasmissione di Santoro. E poiché ho stima di Sandro Ruotolo mi aspettavo altresì che reagisse di fronte ad un”offesa palesemente razzista del suo intervistato. Niente! Ruotolo non ha reagito e il servizio è andato in onda come se niente fosse. Ecco dunque un esempio di banalizzazione del razzismo perché non credo si sia trattato di istigazione al razzismo. Ma una prova eloquente dell’assuefazione di fronte ad un problema sociale e ad una degenerazione culturale. Non voglio ricordare il Codice deontologico varato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana né voglio porgere denuncia all’Ufficio Nazionale Anti-discriminazione Razziale ma a Santoro e a Ruotolo chiedo una presa di distanza e delle scuse pubbliche per questa falla che non è coerente con quel che hanno fatto fin qui. Le parole sono pietre e lo deve sapere chi opera nel campo dell’informazione e concorre alla formazione dell’opinione pubblica. Il razzismo è un problema serio nella società italiana di oggi ed è compito del servizio pubblico contribuire a combattere il virus o quantomeno non alimentarlo anche involontariamente. A forza di sottovalutare il rutto del mostro siamo finiti nella sua morsa! Per questo non si può lasciar passare quel che è acccaduto ieri a Servizio Pubblico. Questione di vigilanza!
