Archivio per gennaio 2010
Massachusetts: La prima sconfitta!
Massachusetts, il santuario democratico dei Kennedy, lì è stata la prima sconfitta del Presidente Barack Obama. La prima nota negativa da quando è decollata la scia positiva della sua vicenda politica. La perdita del seggio che fu di Ted Kennedy, uno dei suoi primi sponsor, è un fatto rilevante sia dal punto di vista simbolico che politico. Con le scelte fatte nella gestione concreta del potere, l’obamismo è passato dall’idillio politico al vaglio dei comportamenti che ne traducono la sostanza. E così Barack Obama riceve la sua prima punizione elettorale da presidente. Ora le ragioni di questa sconfitta possono essere tante. Ma quel che si può immaginare è che il nodo di fondo della lettura politica che ha portato alla sconfitta riguarda certamente la guerra in Afghanistan la quale si sta rivelando una “wargate” per il premio Nobel per la pace. I giudizi dell’elettorato sembrano andare in due direzioni opposte: da una parte i liberals lo considerano guerrafondaio al pari di Bush mentre i simpatizzanti del GOP ma anche alcuni independents lo ritengono un presidente debole che non è in grado di assolvere alla funzione di Comandante in capo. Ma si sa che per i Democrats la guerra e la religione sono state sempre spine al fianco. E qui sprecano i riferimenti alla letteratura che trattano del God’s Problem e aggiungo io il War Matter. Barack non è potuto sfuggire alla maledizione politica di questi dilemmi dei democrats. Ora si spera che l’Afghanistan non diventi un nuovo Vietnam ma il rischio c’è. Non mi resta che invocare un pò di baracka per Obama! Questione di amicizia!
L’Italia non è un paese razzista ma un paese con tanto razzismo
“L’Italia non è un paese razzista. L’Italia è un paese che oggi è attraversato da un rigurgito razzista e da un’onda xenofoba”. E’ quel che ho detto ad un giornalista in risposta alla denuncia dell’Osservatore Romano. Una denuncia assai forte se si considera l’autorevolezza della fonte e il suo tradizionale moderatismo (nel senso buono della parola). Capisco la denuncia e la condivido nella sostanza ma credo che le parole usate risentono di una provocazione volta a scuotere la coscienza civile del paese. Ma letteralmente non è corretto dire che l’Italia è un paese razzista. Un paese viene definito razzista se ha un ordinamento basato sulla segregazione razziale. Per intenderci la Germania nazista, gli Usa ante-diritti civili oppure il Sudafrica ai tempi dell’Apartheid. L’Italia è un paese democratico (o “a democrazia limitata”) e che ha formalmente una Costituzione inclusiva e antirazzista. Detto ciò oggi in Italia c’è un rigurgito razzista e un’ondata xenofoba con proporzioni mai viste prima d’ora. Ma ciò non autorizza nessuno a bollare tutto il popolo italiano come razzista. Il razzismo è un sentimento soggettivo e perciò non si può fare di tutta l’erba un fascio. Certo non si può negare che negli ultimi anni sia passata in maniera subdola ed è stata metabolizzata in ampi settori della società italiana l’idea che gli immigrati siano persone di serie B le quali non hanno la stessa dignità degli italiani. E’ innegabile l’acuirsi di un sentimento di chiusura e di ostilità come reazione alla presenza degli immigrati. Sul piano dell’ordinamento giuridico sono evidenti le innovazioni negative che hanno stabilito un doppio binario di trattamento come nel caso dell’introduzione della detenzione per illeciti amministrativi, che rappresenta un grande vulnus nella civiltà giuridica del paese. A ciò hanno contribuito sia le speculazioni politiche che le campagne allarmistiche (vedi qui). Ora quel che è successo a Rosarno ci deve indurre ad agire per arginare il razzismo strisciante e a riflettere su un nuovo progetto paese. Serve una nuova pedagogia del “fare comunità” per cominciare ad assumere una nuova visione cosmopolita come cimento di un destino comune. A questo dovrebbe servire una classe dirigente: Questione di lungimiranza!
Negri d’Italia!
Succede oggi in questo paese che se sei nero e ti gridano per un’ora cori razzisti e alla fine ti incazzi, devi pagare una multa e chiedere scusa.
Succede oggi in questo paese che quando ti sparano con pistole ad aria compressa dopo che sei stato tutto l’anno il bersaglio preferito delle sassate di giovani di buona famiglia e ti incazzi sei bollato come violento.
Succede oggi in questo paese che quando ti ribelli allo schiavismo e alla mortificazione della tua dignità devi subire anche una pubblica condanna.
Perciò succede oggi in questo paese che un ministro dell’Interno denunci la troppa tolleranza nei confronti dei sporchi negri che per giunta si ribellano.
Davvero sta passando oggi in questo paese l’idea che i negri diventano cattivi se non si fanno picchiare “allegramente” e che loro sono il problema principale della civiltà di questo paese.
Aly Baba Faye