L'Appunto di Aly Baba Faye

Archivio per novembre 2009

Lettera aperta a Fini

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All’Onorevole Gianfranco Fini

Presidente della Camera dei Deputati

Egregio Presidente

La prima volta che Le ho visto, era negli studi televisivi di Samarcanda una trasmissione di Santoro. Allora ero responsabile nazionale immigrazione della CGIL e avevo participato a quella trasmissione. Dopo un confronto  contradditorio, uscendo Le strinsi la mano becandomi anche critiche da alcuni esponenti del movimento antirazzista.  Lei era segretario del MSI  e aveva idee a dir poco contrarie all’immigrazione. Poi il suo percorso politico fino ad oggi lo sanno tutti.  Un percorso significativo e per quanto mi riguarda apprezzabile e che fino a prova contraria merita rispetto. In ogni caso,  vorrei in questa lettera soffermarmi  su un tema che ritengo possa più di ogni altra  dare la  misura della sua parabola politica:  l’immigrazione. Da presidente e fondatore di Alleanzza Nazionale Lei ha dato il suo nome alla legge che regolamenta l’immigrazione, la cosidetta Bossi-Fini tuttora in vigore. Una legge che da dirigente dei DS ho avversato e criticato e su cui ho promosso anche un libro bianco nel 2003. Oggi però mi capita troppo spesso di applaudire alle sue prese di posizioni: dall’apertura sul diritto di voto all’esigenza di riformare la legge sulla cittadinanza,  dal rifiuto del razzismo alla necessità di vincere la sfida dell’integrazione. Ora ritengo che l’aggiornamento della sua lettura della società sia lungimirante e Lei mi pare sincero nel sostenere le sue posizioni (vedi qui). Tuttavià, c’è una contradizione evidente tra le posizioni che lei sostiene ora e la filosofia di fondo che  ha ispirato la legge che porta anche suo nome.  So che per ragioni istituzionali legate alla carica che Ella ricopre, non posso chiederLe di abrogare  o emendarne alcune parti per  dare credibilità alle sue prese di posizioni  e essere coerente con la nuova cultura politica che lei esprime, cioè  quella di una destra moderna e liberale come non è mai esistita in Italia.  L’aver portato in Parlamento della Repubblica una donna immigrata musulmana naturalizzata (On. Souad Sbai)  è un gesto  in sè apprezzabile ma rischia di essere un paliativo, una scelta di facciata. In ogni caso se mi consenti di farLe una piccola richiesta: Le chiederei, nel modo che  Lei riterrà più  opportuno, di trovare una soluzione che consente di  superare la norma  più iniqua di quella legge  ovvero  quella sul contratto di soggiorno. E’ una norma di dubbia costituzionalità che fa a pugni anche con la Convenzione OIL del 1975 ratificata dall’Italia e che stabilisce  (art.11) che “la disoccupazione non è un motivo valido per privare il lavoratore immigrato del permesso di soggiorno”. Cosa che la norma sul contratto di soggiorno invece contempla creando di fatto un circolo vizioso di sospingimento nell’illegalità di molti lavoratori in situazione di disoccupazione oltre i 6 mesi prevista dalla stessa norma. Oggi sopratutto per via della crisi economica e della conseguente chiusura di molte aziende e di nuove ondate di licenziamenti, molti padri  e madri di famiglie (che hanno i figli nati in Italia e che vanno a scuola) rischiano l’espulsione perché non riescono a trovare un lavoro regolare dopo 6 mesi di disoccupazione. Onorevole questa norma anacronistica oggi è la più grande fonte di illegalità nel mondo dell’immigrazione.  Non si può continuare a fare una liturgia sulla legalità se non si aggredisce  questo punto.  Cito solo l’esempio di una mia amica che dopo 19 anni di lavoro regolare (si era regolarizzata con la legge Martelli nel 1990) si è trovata senza più permesso di soggiorno perché disoccupato da 1 anno in seguito alla chiusura dell’azienda per la quale ha sempre lavoro e bersato contributi.  E come per aggravare la sua situazione, il suo permesso è scaduto dopo 9 mesi della sua disoccupazione. Ora  un semplice controllo potrebbe costargli l’espulsione dall’Italia mentre i suoi figli vanno a scuola.  Nel caso sciagurato che questa eventualità capiterà la signora non potrà neanche avvalersi dei contributi versati in tanti anni di lavoro prima dell’età pensionabile, forse.  E casi come questo della mia amica purtroppo non sono casi limiti ma coinvolgono decine di migliaia di persone che ora si mimetizzano nei meandri della società sommersa. Una situazione immorale sul quale Lei dovrebbe intervenire. La legge Bossi-Fini ha creato una precarizzazione dello status sociale degli immigrati. E ciò non è compatibile con l’integrazione auspicata. La legalità non è solo un principio da predicare ma da praticare. Per questo mi permetto di chiederle di fare ogni cosa ritenga utile per rimuovere questa norma iniqua e ingiusta per chi ha lavorato onestamente in questo paese.

Certo della Sua sensibilità sul tema Le porgo distinti Saluti

Aly Baba Faye -
Militante cosmopolita

Scritto da Aly Baba Faye

29 novembre 2009 alle 19:09

Dare lavoro ai talebani

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(ANSA) – Washington, 28 NOV – Un lavoro e uno stipendio per i giovani talebani per convincerli a deporre le armi. E’ lo scopo di un progetto delle autorita’ afghane. L’iniziativa, riportata dal New York Times, e’ supportata economicamente dagli Usa. Il giornale cita il grido d’allarme lanciato dal capo tribu’ afghano, Rahim: ‘La maggior parte dei talebani della mia regione sono giovani che cercano solo un lavoro. Se riusciamo a dare loro un impiego potremo indebolire il terrorismo delle milizie ribelli’.

Che dire dopo la risata a crepa cuore di fronte ad una notizia del genere? Nulla se non riconoscere che c’è un modo assai originale di iscriversi al collocamento: entrare nelle milizie ribelli per seminare “terrore” contro le forze d’occupazione. Questione di occupazione!

Scritto da Aly Baba Faye

28 novembre 2009 alle 23:01

Balotelli e l’immaginario razzista

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La vicenda dei cori razzisti contro Mario Balotelli sta animando un dibattito contradittorio e pericoloso. Nel mondo del calcio si profilano prese di posizioni e denuncie ma anche giustificazioni e banalizzazioni. In sintesi si può dire che l’oggetto del contendere sia quello di sapere se c’è razzismo oppure no nell’accanimento contro Super Mario. Alla fine nel “calderone” è necessario capire se quell’accanimento delle curve contro Balotelli sia espressione di un razzismo violento oppure è normale avversità di un “tifo contro”. Dunque razzismo o tifo contro? Ci sono argomentazioni che vanno chiarite per evitare di alimentare un razzismo che c’è e che potrebbe trovare ancora fiato in questa vicenda di Balotelli. La prima argomentazione tirata in ballo riguardo il diritto di critica o la sua leggittimità. Essa si esplicita nella domanda per sapere se criticare una persona di “etnia diversa” sia razzismo. E’ una domanda sciocca che tuttavià può servire da corredo per coprire discorsi razzistici. Chi è dotato di buon senso sa che è un argomento che non esiste. Lo dico da avversario della Lega che critica da anni Bossi e i suoi per le loro stronzate, le stesse che Fini ha criticato. Ma a nessuno verrebbe in mente di dire che Fini o il sottoscritto ce l’abbiamo contro il cosiddetto “popolo padano”. Criticare una persona qualsiasi per quel che dice o fa è un fatto leggittimo, ma giudicare una persona per la sua etnia è razzismo.
Il secondo argomento è quello che alcuni evocano quando si chiedano come mai non c’è lo stesso accanimento contro altri giocatori neri che militano nel campionato Italiano? Rammentando che i “buuu” delle curve, ovvero la presenza di cori razzisti, è un segreto di pulcinella, resta il fatto che in Italia l’accanimento contro Balotelli non può essere paragonato a quello di altri giocatori neri o bianchi che siano. Mario è nato a Palermo, da genitori provenienti dal Ghana. E’ stato affidato ad una famiglia italiana che lo ha adottato. Al compimento del 18° anno di età Mario è diventato formalmente cittadino italiano. In questo senso Balotelli è l’emblema di una nuova Italia, una spia del futuro di questo paese. Quello che i razzisti non gli perdonano è proprio quello di essere un “afro-italiano”.  Per sfogare i loro istinti, i razzisti prendono spunto dal suo cosiddetto comportamento provocatorio (hic!) per aggredire la sua identità. Tanto per capirci Samuel Eto’o è africano e può essere “tollerato” mentre Balotelli  no perché è “italiano con la pelle nera”,  appunto un “afro-italiano” una categoria in sè  “provocatoria” per i puristi consapevoli e inconsapevoli. Dunque l’aspetto simbolico è dirompente per i razzisti. Basta pensare che tra le cose che cantano le curve c’è quello che dice che non possono esistere “negri italiani”. Anche qui diciamolo, nessuno si sognerebbe di dare del razzista a quanti cantano il coro “se saltelli muore Balotelli” .
In sostanza anche se Balotelli meritasse gli insulti del “tifo contro” (cosa che francamente non credo) resta il fatto che insultarlo in quanto individuo è cosa ben diversa da insultare la sua “razza”. Della serie cosa c’entrano i bambini del Ghana se Super Mario si comporta male? E dov’è finita la responsabilità soggettiva? Dire che non possono esistere “negri italiani” o  “negro di merda” non equivale a dire cretino, stronzo, buzzurro e via dicendo. Se non si coglie questo aspetto si rischia di sminuire la gravità dei cori razzisti come “normale comportamento di tifoseria” e di banalizzare il razzismo che esiste negli stadi e nella società. Dunque in fin dei conti il confine è tra l’essere (“being“) e l’appartenenza (“belonging“). Questo è il confine che va tenuto in conto nel dibattito sul caso Balotelli. Questione di chiarezza!

Scritto da Aly Baba Faye

28 novembre 2009 alle 12:47

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