Soldato israeliano spara a giovane palestinese!
Il 27enne palestinese Ashraf Abu-Rahama manifestava contro il muro di Na’alin. L’esercito israeliano lo ha preso, pestato, ammanettato, bendato e poi un soldato gli ha sparato un proiettile di gomma da distanza ravvicinatissima, mentre il tenente colonnello lo teneva fermo. Che dire? Se non che episodi come questi non aiutano il processo di paese. Sono fatti riprovevoli e odiosi che alimentano lo spirale di violenza. Come si dice la violenza è cieca e parafrasando Martin Luther King si può dire che la logica “occhio per occhio alla lunga ci lascia tutti ciecchi”. Dunque siamo ancora dentro il tunnel e all’orrizonte non si intravede alcuna luce. La pace non è affatto vicina. Essa non si realizza con pacche alle spalle tra i leaders mentre nella quotidianità prevale la guerra totale dell’odio. Questione di cuore!
” Ma pare quasi che l’ideologia dell’odio e la retorica del sangue restino l’unico cemento culturale di una regione che si rassegna così a un destino di guerra”…. Queste parole sono la conclusione del diario di viaggio di Gad Lerner. Una conclusione così veritiera che giustifica quel che egli chiama la “subalternità culturale” o dico io la rassegnazione dei cultori di pace. Io invece, da musulmano, credo che non dobbiamo perdere la speranza che un giorno chiunque possa pronunciare la parola shalom o salam indifferentemente, capendo che sono parole che assumono senso solo se provengono dal cuore.
Aly Baba FAYE
Aly Baba Faye
Luglio 23, 2008 alle 7:49 pm