1° Maggio passato e futuro!
Non so se si possa ancora dire buon Primo Maggio, se sì che significato attribuire a questo augurio? Non si tratta di una domanda retorica né una provocazione ma di un quesito che intende stimolare la riflessione sul destino del lavoro nelle società contemporanee. Si è teorizzato la fine del lavoro, si è scritto fior fior di editoriali sul lavoro che cambia, si è proclamato la fine delle classi ivi compreso la classe lavoratrice e l’internazionale. In ogni caso, un fatto è chiaro c’è poco da festeggiare. Il lavoro come paradigma di organizzazione sociale è cambiato e i lavoratori non sono più una classe sociale omogenea capace di incidere sulla società. I lavoratori votano Lega Nord, il sindacalismo confederale è in crisi e nel socialismo il discorso sulla centralità del lavoro assume significati diversi. Ritornano nuove forme di sfruttamento del lavoro, la sicurezza sul lavoro è ancora un problema, il precarietà si consolida e il lavoro non è più di per sé una garanzia di cittadinanza sociale e il Welfare state basato sul compromesso tra capitale e lavoro fa acqua da tutte le parti. Allora che cosa festeggiamo?