Archive for Maggio 2008
Il mio attivismo online: Pericoloso!
Mi sono imbattuto per caso in un sito di propaganda politica legata alle elezioni americane. Un fatto che mi riguarda personalmente. Il sito in questione è nato con lo scopo di condurre una battaglia contro il senatore dell’illinois Barack Obama. Infatti, il sito chiaramente schierato dalla parte di Hillary Clinton si chiama stop-obama. Il suo intento è quello di operare un attivismo online che mira a distruggere la figura di Barack Obama. Gli amministratori del sito sono 4 giovincelli: un american jew, un afro-american, un asian-american e una donna latin-american. La squadra è dunque multietnica ed è un campione rappresentativo del melting pot americano. Gli amministratori di quel sito naturalmente fanno catenaccio nei confronti di Obama e della sua campagna cercando di smontare il successo di Barack e su cui la rete ha avuto un ruolo decisivo. Sull’argomento si sono scritti molti editoriali che confermano la potenza benefica del web nella campagna di Barack Obama. Il senatore dell’Illinois ha superato ogni record per quanto riguarda l’uso della rete. Obama è onnipresente nella rete. Laddove c’è un social network c’è un suo spazio dove Obama veicola messaggi, manda post, blogs, appelli, o fa fund raising. Insomma Barack Obama che deve molto del suo successo alla rete e alla sua capacità di creare communities partecipate. Praticamente riuscendo laddove Howard Dean aveva fallito, puntando forse in modo prematuro tutta la sua campagna sulla rete. Io personalmente sono anche un patito della rete e un cultore dei social media. E in quanto sostenitori fin dall’inizio della candidatura di Obama, e primo non americano ad aver creato un comitato di fans, ho anche un forte attivismo online. “Con attivismo on line si intende un insieme di tecniche utilizzate attraverso la Rete per comunicare e interagire con individui che condividono obiettivi comuni. I primi fenomeni che cominciano tuttavia a mostrare le potenzialità della Rete in questo settore nascono intorno alla fine degli anni novanta. Da allora l’attivismo on line e gli strumenti che ne hanno consentito lo sviluppo hanno ampliato notevolmente le proprie potenzialità. All’email si sono aggiunti feeds, SMS text messaging, forum, piattaforme di social network, blog, widgets. La rapidissima diffusione di questi strumenti su scala mondiale è stata garantita anche grazie al costo d’accesso praticamente nullo della tecnologia (Luca Euleteri).”
Dico tutto questo per segnalare un fatto curioso che mi riguarda direttamente. Ebbene gli ammnistratori del sito anti-obama credono che io sia una delle figure chiavi dell’attivismo online nei social network a favore di Barack Obama. Che lusinga! Fin qui tutto bene. La ricerca muove da un presupposto di teoria della rete conosciuto con il nome di (Six degrees separation) spesso è usato per disegnare una “mappa del potere” in una community o un’organizzazione. Da cui sono giunti alla conclusione che mi riguarda (one degree separation che denoterebbe un livello di vicinanza massima) partendo da la mia iper-presenza nelle community a sostegno di Obama. Poi il fatto che faccio parte del Top Ten del sito ufficiale http:/www.barackobama.com/ essendo la mia pagina al 6° posto nel rank secondo i punteggi attribuiti rispetto al grado di partecipazione attiva nel sito medesimo. Fin qui tutto vero. Ma quando poi da quella ricerca insinuano (con tanto di disclaimer) che farei parte pure di coloro che hanno l’intenzione di sabotare la DNC d’accordo con il collettivo R68 (cioè degli studenti che sognano di ricreare il movimento del ’68 ) nel caso Obama non dovesse essere il Nomminee. AZZ!!!! Il fatto è che io partecipo a diversi gruppi aperti e chiusi e il mio contributo spesso è legato a mandare messaggi del tipo con Barack Presidente si inaugura una nuova era di pace e una possibilità di sconfiggere l’idea dello scontro di civiltà. Il fatto che tra i miei gruppi ci sono diversi che nascono dai campus universitari è secondo loro la prova che sono connesso con coloro che vorrebbero un sabotage. Una cazzata! Temo che l’essere musulmano è stato la chiave per simili. Insomma io attivista di primo piano lo sanno tutti ma “menti diaboliche” non me lo aveva mai detto nessuno. E comunque sia, immaginare una vicinanza così stretta a Barack Obama mi lusingherebbe oltremisura. Perciò un grazie di cuore ad Hillary!
Leggere qui il processo politico: http://www.stop-obama.org/?p=242
Giorgia: Ora Basta!
Ora Basta” è il nuovo singolo di Giorgia estratto dall’album “Stonata”, disco di inediti dal titolo ironico sul piano artistico, ma che esprime un forte disagio sul piano umano. «Mi sento stonata oltre che in qualche nota qua e là, anche nei confronti di questo tempo che oscilla tra strani valori, e che ai quattro elementi naturali acqua, aria, terra e fuoco contrappone soldi, potere, una politica di interessi personali e guerra. Provo un consapevole senso di stonatura, un disorientamento d’animo che mi accorgo di condividere con sempre più persone.
Pur non avendo ascoltato il brano “Ora Basta” ho deciso di acquistare l’album “Stonata”. Perché Giorgia è un artista di talento che ha una voce straordinaria. Nel corso della sua carriera ci ha regalato non poche perle musicali. Dunque, apprezzo la sua musica che ovviamente richiama il “soul” di quella musica nera con la quale sono cresciuto. Dunque Giorgia mi è sempre piaciuta. Anche se ci divide tra l’altro la fede calcistica. Lei è laziale e questa sì che è una “stonatura” per un fondamentalista romanista come me. Per il resto condivido con lei quel ”consapevole” senso di stonatura di questo nostro tempo. E mi capita spesso anche a me di voler gridare fortissomo “Ora Basta”. Ma non ho voce. Questione di stonatura!
Immigrazione: Zapatero “niente fughe in avanti”
30 MAG – Il premier spagnolo, Josè Luis Zapatero, ha chiesto al governo italiano di non agire ‘in solitario’ contro l’immigrazione illegale. Secondo il Mundo Zapatero ha detto che ‘non nessun paese europei dovrebbe fare fughe in avanti o agire in solitario’. Il premier spagnolo ha poi aggiunto di guardare con ironia ai governanti che si impegnano ad espellere e rimpatriare immigrati, perché per far ciò ‘qualcuno li deve ammettere’ e ‘i rimpatri si ottengono solo con la cooperazione dei paesi di provenienza’.
Ci sono leaders politici i cui gesti e le cui parola danno l’idea a di un fondamento etico della politica. So che sincerità, verità e responsabilità spesso non collimano con la politica così come la conosciamo oggi ovvero un mercato del consenso a prescindere. Ebbene sì! pragmatismo. Conta saper vincere. L’aveva saputo il filosofo senegalese, Cheikh Amidou Kane, che faceva dire ad uno dei personaggi del suo famoso romanzo (l’Avventura Ambigua) al nipote in procinto di partire per la Francia: “Vai da loro ad imparare l’arte di vincere senza aver ragione“. Bè … siamo in tema! Zapatero certo che sa vincere ma credo che vince perché sa avere ragione! Questione di credibilità!
Pigneto: il nome del mostro!
Le indagini sul raid al Pigneto hanno avuto un primo epilogo. Uno dei protagonisti ha già confessato. Il colmo è che si tratta di uno signor con un tatuaggio di Che Guewara al braccio. Ma come egli stesso puntualizza, “non sono né di sinistra né di destra. Non c’entra nulla l’ideologia politica. Già! La Polizia aveva escluso “ogni matrice politica” alla vicenda. Io personalmente mi ero chiamato fuori dalla diatriba, quella sì, ideologica. Avevo scritto un post intitolato “commenti off topic” ovvero “fuori tema” sostenendo che non era rilevante la matrice politica o meno della vicenda. E ricordando come ormai il razzismo imperante in Italia sia figlio di un populismo bipartisan. Ho ricordato lo sdoganamento del razzismo a sinistra celebrato dalle pagine di Repubblica e sostenuto dal gotha della sinistra neo-sarkoziana. Il dado era tratto. Ora l’effetto principale di questo nuovo coro bipartisan è la nascita di un mostro il cui nome è razzismo democratico. Un razzismo “di popolo” sostenuto e giustificato dal complesso politico-mediatico che in questi ultimi tempi ha simulato l’emergenza sicurezza in una campagna di allarmismo senza precedenti. La conferma ci è arrivata proprio ieri con il voto bipartisan per la procedura di decretazione d’urgenza per il pacchetto sicurezza che alla fine è solo una “stretta” sull’immigrazione basata su la criminalizzazione e logiche repressive. Al dunque le differenze d’approccio tra PD e PDL sull’allarmismo sembrano ridotte al minimo sindacale. Naturalmente chi dice sicurezza pensa immigrazione. Gli immigrati sono la fonte di insicurezza nel paese di totò Riina! Così sia!
Oggi il ministro dell’Interno Maroni ha detto: la vicenda del Pigneto dimostra che non c’entra nulla la politica ed è solo la reazione (leggittima?) di chi cerca sicurezza! Eloquente! Una stoccata a chi demonizza la Lega e ha parlato di neo-fascismo, di destra razzista e intollerante. Fuori i sassolini dalla scarpa! E Gasparri pretende le scuse di Veltroni. Scuse per le accuse! E’ già crisi della politica del bon ton? Chissà! Io la domanda che mi pongo resta quella di sapere se i commentatori e i politici di certa “sinistra” hanno davvero la consapevolezza di ciò che dicono oppure è il solito gioco della doppia morale. Insomma, con il beneficio del dubbio c’è da chiedersi se siamo di fronte a fenomeni di strabismo oppure di altrismo? Cinismo si intende. Nel frattempo notiamo come siamo immersi dentro un focolaio di tensione che rischia di degenerare in violenza incontrollabile contro gli immigrati e via di questo passo contro ogni portaore di diversità. A questo punto dunque le opzioni sono poche: o facendo finta di niente, o fare del giustificazionismo oppure cercare di porvi fine. Questione di scelta!
http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?id_video=13340&cat=cronaca
Voglia di fuga!
Sicurezza alimentare cercasi!
L’eco della voce dei poveri non sembra aver giunto in Italia. Mentre la crisi alimentare mondiale sta facendo già molte vittime, e in diversi paesi la questione all’ordine del giorno si chiama insicurezza alimentare, in Italia non ne parla quasi nessuno. Manifestazioni violenti in Egitto contro il prezzo del pane, insicurezza alimentare nel Sri Lanka, rivolte in Mauritania, Camerun, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Senegal. Disordini ad Haiti e nel Pakistan. Da due mesi a questa parte il tema caldo dell’agenda della globalizzazione riguarda la crisi alimentare mondiale. Un tema destinato ad occupare ancora per molto il banco dell’emergenza. Il primo grido d’allarme è stato lanciato dal PAM (Programma Alimentare Mondiale) nel mese di marzo scorso facendo sapere che servono 500 milioni di dollari in più. Per il direttore generale della FAO Jacques Diouf, la prima organizzazione ad aver messo in guardia sui rischi della moda dei biocarburanti (era nel luglio del 2007) servono misure urgenti per evitare che le conseguenze a breve termine non condannino molta più persone alla fame. Secondo Diouf “ i prezzi dei generi alimentari sono lievitati dal 45 % negli ultimi 9 mesi e ci sono rischi seri di penurie”.
Le cause dell’attuale crisi alimentare sono molteplici. Prima di tutto l’innalzamento del livello della domanda in seguito alla crescita economica di nuovi giganti dell’economia mondiale: la Cina, l’India e il Brasile ma anche di paesi emergenti come il Vietnam che non esporta più la sua produzione di riso ma la consuma direttamente. Poi ci sono gli effetti della crisi energetica sui costi di produzione agricola e l’uso di una parte importante della stessa produzione di mais e riso per ricavarne biocarburanti. Si rammenta che 30% del grano prodotto negli USA è oramai destinato alla produzione di etanolo. Dunque la domanda crescente di biocarburanti penalizza la produzione per l’alimentazione. Infine, il terzo fattore che pesa sulla crisi riguarda le speculazioni finanziarie che poi determinano spinte inflative con conseguenze per il consumo alimentare delle famiglie in molti paesi. C’è già chi pensa agli OGM come la soluzione per sfamare una quota sempre più rilevante di persone. Il confronto tra sostenitori e contrari anima il dibattito. Intanto tra le conseguenze della crisi alimentare ci sarà la fuga dalle aree di povertà e dunque nuovi processi migratori. Gli esperti già prevedono nuove ondate migratorie dalle aree povere in cerca di sopravivenza. Serve sicurezza (alimentare)!
Ortega: Timore per Obama

Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha dichiarato che «teme» per la vita del candidato presidenziale democratico statunitense Barack Obama, e gli ha raccomandato di «curare la sua sicurezza».
In una conferenza stampa ieri sera a Montevideo al termine della riunione del Forum di San Paolo che riunisce le sinistre latinoamericane, Ortega, già presidente del Nicaragua ai tempi del governo sandinista avversato da George Bush padre, ha osservato che Obama «sta muovendosi per conquistare il governo di un Impero, e avete visto quello che è successo là a chi tenta di cambiare le cose? E come assassinarono John F Kennedy?».
«Tutto lascia presupporre – ha concluso – che sarà lui a ottenere la candidatura alla presidenza, a meno che non lo assassinino, e temo che possa accadere. Disgraziatamente gli Stati Uniti sono così e Obama deve curare la sua sicurezza». (Fonte La Stampa)
Che cosa devo dire? Innanzitutto faccio tutti gli scongiuri e riti scaramantici del caso. Dopodiché dico che non è la prima volta che sulla corsa vincente di Obama qualcuno ammonisce e invita a rafforzare la sicurezza del senatore africano-americano dell’Illinois. Nella rete e nei social network l’ultimo tam tam che risuona è legato alla polemica scatenata da un editoriale del New York Times intitolato “Pérché persisto nella corsa” in cui Hillary Clinton afferma che vuole “arrivare a Giugno perché Bob Kennedy era stato assassinato”. Che c’entra l’anniversario dell’assassinio di Bob Kennedy con queste primarie?. Ancora non si capisce!. Ma nel frattempo quella dichiarazione “estemporanea” della ex-first lady ha scatenato i sospetti da parte di molti a cominciare dai fans di Obama che la interpretano come un lapsus freudiano che nasconderebbe intenzioni poco nobili o una sua volontà di veder eliminato fisicamente il suo rivale. Naturalmente Hillary ha provveduto subito a chiarire che al riferimento alla morte di Bob Kennedy non c’entra niente Obama. Poi si è scusato con la famiglia per aver riaperto una ferita dolorosa per loro e per l’intera nazione. Speriamo bene!
http://edition.cnn.com/2008/POLITICS/05/25/campaign.wrap/index.html#cnnSTCVideo
Raid al Pigneto: Commenti off topic!
Il raid compiuto l’altro ieri nel quartiere Pigneto a Roma da un gruppo di persone incappucciati contro gli esercizi commerciali gestiti da bengalesi è l’ennesimo episodio di intolleranza e di violenza razzista. Per l’accaduto la Polizia esclude ogni matrice di tipo politico mentre la classe politica si esercita nel suo gioco preferito tra accuse e discolpamenti. Personalmente non sono in grado di dare una valutazione sul connotato politico o meno dell’accaduto. E forse non mi interessa nemmeno in quanto ciò non sminuisce la gravità dell’episodio che rientra in un’onda lunga di razzismo imperante nella società italiana. Dunque, a me interessa ricordare che, al di là del singolo episodio, il razzismo e la xenofobia hanno raggiunto livelli assai preoccupanti in Italia. Dunque quel che, a mio avviso, va sottolineato senza indugi è che questo dato è frutto di una campagna creata ad arte dal complesso politico-mediatico che facendo leva sull’insicurezza e la paura dei cittadini, ha contribuito alla demonizzazione della figura del diverso. Il razzismo imperante ha molti padri politici di destra e di sinistra e che ormai anche a sinistra il razzismo è stato sdoganato. Ci ricordiamo di Poverini? L’elettore di sinistra che annunciava dalle colonne di Repubblica il suo razzismo solo perché una donna immigrata si era comportata male in un autobus. Ebbene in quei giorni molti dirigenti di sinistra solidarizzarono con le ragioni del signor Poverini dichiarando che non è razzismo se uno deve difendere se stesso o la propria figlia. Salvo poi che in un clima di demonizzazione dei diversi quella difesa era da intendersi come difesa preventiva. Dunque chiedersi se quel che è accaduto ha o non ha una matrice ideologica è da ritenersi inutile considerando che oramai sono in molti a concordare che su questi temi non c’è differenza tra destra e sinistra. Tant’è! Pigneto, come Ponticelli, ha molti padri… anche se nessuno sembra assumersi la responsabilità di questa paternità! Questione di etica!
Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari e fu contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Bertold Brecht
Sudafrica: Odio Fraterno

Johannesburg, 25 MAG – L’onda di xenofobia scatenata nelle ultime due settimane in Sudafrica hanno provocato almeno 50 morti, perlopiu’ nella regione di Johannesburg. Lo ha rivelato la polizia Sudafricana. Inoltre, i dati diffusi della Polizia parlano di 580 arresti. A Citta’ del Capo circa 10.000 immigrati si sono rifugiati in campi di fortuna portando cosi’ a oltre 35.000 il numero degli sfollati in seguito alle violenze. La caccia agli immigrati era iniziata 11/5 a Alexandra, township di Johannesburg, e si era poi estesa ad altri sobborghi di Pretoria.
Che dire? Oggi è l’Anniversario dell’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana) divenuta UA (Unione Africana). Un momento di riflessione s’impone a tutti noi africani ma in particolar modo ai nostri leaders politici. L’Africa ci ha “abituati” anche a molteplici forme di conflittualità tra fratelli coltelli. Ancora regnano in tanti posti logiche di clanismo, di tribalismo e di razzismo. Quel che rende innaccettabili i recenti fatti di xenofobia e di violenza è il fatto che siano avvenuti in un paese che per lungo tempo ha sofferto dell’Apartheid e ne è uscito in forma non-violenta grazie alla lungimiranza e al charisma personale di Nelson Mandela. La fine dell’Apartheid aveva fatto pensare che finalmente un Sudafrica libero potesse far da locomotiva all’intero continente. E che la grande lezione di Mandela avrebbe giovato a tutti popoli africani in cammino verso la libertà e la democrazia. Dai fatti concreti sembra che non ci siamo ancora. E la moltiplicazione di conflitti etnici e guerre di faglia sta lì a dire che l’Unità Africana è un traguardo ancora lontano. E’ facile immaginare lo sconforto del Mandela! Mi domando come si fa a non cedere all’afropessimismo?
Odio Fraterno
O Tembisa!
Qui dov’è di casa la sofferenza,
l’inferno della vita partorì ansia.
Tempistico e forte fu lo scatto d’ira,
quando la miseria diventò rabbia.
Animi putrefatti dal rancore
e mostri nutriti di risentimento e dolore
guidano l’assalto, armati di odio nel cuore
anche contro altri fratelli di colore.
Impietosa la povertà quando uccide
sull’altare di un mondo d’avidità,
tanti corpi dissanguati senza pietà,
nel rituale sacrificio d’umanità.
di Aly Baba FAYE
Articolo sulla sicurezza: da leggere.
Psicologia delle folle e spettro di sicurezza
Di Pier Paolo Caserta
“La folla (…) è guidata quasi esclusivamente dall’inconscio. I suoi atti nascono dall’influenza del midollo spinale più che dall’influenza del cervello. Le azioni da essa compiute possono essere perfette quanto all’esecuzione, ma dato che non sono dirette dal cervello, dipendono in realtà dai moti casuali dell’eccitazione“. Queste parole furono impresse su carta da Gustav Le Bon, sociologo e saggista francese di matrice positivista, in un’opera del 1895, ma conservano intatte la loro pregnanza. Tanto che il saggio di Le Bon, molto fortunato, divenne una sorta di manuale d’uso per gli agitatori politici che da quella comprensione della psicologia delle masse -parola destinata a un uso più duraturo che non “folle” – avrebbero preso le mosse per soggiogarle. “La psicologia delle folle” fu pubblicato oltre un secolo fa. Era, in effetti, l’epoca che segnò l’affacciarsi delle masse sul palcoscenico della storia, tanto che il nuovo soggetto protagonista della vita sociale e politica divenne oggetto d’interesse scientifico. Da allora marcia indietro non è più stato possibile. Il passato, la conoscenza della storia, dovrebbe indurci, e in primo luogo indurre i governi, a soppesare le valutazioni e non ripetere errori già commessi e forieri di disastri.
La nostra non è stata l’unica epoca ad aver posto l’accento sulla sicurezza. Un’altra è stata proprio quella di Le Bon, quella “belle époque” sicura di sé e fiduciosa dei destini inarrestabili di un progresso che mai era apparso così alla portata di tutti. Ma fu anche una temperie culturale che produsse la rivisitazione del concetto di nazione, svalutandone la componente illuministica e democratica a vantaggio di pretestuose implicazioni razziali. L’identità fu allora costruita anche sulla condanna del “diverso” e si avvalse del contributo delle prime, rudimentali forme di propaganda. In Francia i diversi di turno furono gli immigrati, i protestanti e soprattutto gli ebrei, destinatari privilegiati delle invettive della rivista “Action Française”, mentre anche nei paesi di lingua tedesca attecchiva una consistente ondata antiebraica. Le teoria della razza venivano codificate, ponendo le premesse che i totalitarismi avrebbero saputo trasformare in disegno politico. “Le folle sono mutevoli poiché gli stimoli capaci di suggestionarle sono svariati, e le folle vi obbediscono immancabilmente“, osservava ancora Le Bon, leggendo con lucida lungimiranza il ruolo che il nuovo soggetto avrebbe svolto.
Certo, i tempi sono cambiati. E l’ultimo lustro è segnato dal rischio della recessione, più che da un’acritica fiducia nel progresso. Ma una cosa è vera: ignoriamo il corso della storia. Per questo l’esercizio della democrazia richiede memoria critica del passato, ponderazione, equilibrio. Seminare odio può avere conseguenze non solo su un oggi molto buio, ma anche su un domani che potrebbe sottrarsi al nostro controllo. Le politiche sull’immigrazione che il governo sta perseguendo non guardano all’immigrato come persona, perché, come in quella “belle époque” che ci appare così lontana, criminalizzano interi gruppi ed etnie e perché il reato di clandestinità, di fatto, annulla e sopprime ogni possibilità di valutare da caso a caso. Se il governo non lavorerà per ridimensionare gli eccessi inaccettabili del pacchetto sicurezza, recependo le critiche e le indicazioni dell’Unione Europea, ci avvieremo verso una bruttissima china.
La storia ha già mostrato che cavalcare l’onda del populismo, se può valere il consenso, alla lunga ha un solo sbocco inevitabile: la catastrofe. Se non bastasse l’avvertimento che ci ha lanciato l’Europa, il monito viene ancora dal passato, dalle pagine di un libro che ha più di cent’anni: “Chi si appoggia ad esse [alle folle, ndr] può salire molto in alto e molto in fretta, ma sfiorando sempre il ciglio della rupe Tarpea e con la certezza di precipitare un giorno nell’abisso“.
- Articolo pubblicato su AprileOnline il 23 Maggio 2008

