Il Blog di Aly Baba Faye

E Pluribus Unum

Ventennio di Pace Bollente

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Il 9 novembre 1989 cadde il Muro del Berlino simbolo della Guerra Fredda. Un fatto storico di rilevanza internazionale. Il forte simbolismo del fatto e le emozioni che suscitò erano dentro una narrazione improntata ad una grande fiducia per il futuro. Si disse: finalmente un mondo di pace! Si auspicò un mondo libero e senza guerra. Ma oggi dopo due decenni il mondo è pieno di altri muri in un contesto globale di “Pace Bollente”. Basti pensare che in 20 anni ci sono più morti per guerre e conflitti nel mondo che durante i 28 anni di esistenza del Muro di Berlino. Mai come prima le guerre avevano prodotto così tante vittime. La fenomenologia dei conflitti armati, pur con le sue evoluzioni e metamorfosi come le guerre asimetriche e le guerre di faglia, è all’ordine del giorno. Resta sempre nella sostanza una grammatica della violenza e della guerra. E all’interno delle singole società oggi ci sono tanti altri “muri” che erigono nuove e vecchie barriere razziali, religiose, culturali e sociali accanto a quello tradizionale tra ricchi e poveri. Infatti, l’avvento del globalismo non ha comportato l’affermarsi di una nuova stagione di Humanitas pacificata. Anzi più ci avviciniamo gli uni agli altri, meno disposti siamo al rispetto e alla tolleranza reciproca, alla convivenza tra diversi. Ci muoviamo sempre dentro la bolla calda di una “Pace Rovente”. Ed è un vero peccato per chi, come me, crede nella dignità umana e dunque a un nuovo Umanesimo Cosmopolita. Eppure sarebbe dovuto essere più semplice abbattere i tanti muri che oggi impediscono la ricongiunzione della Famiglia Umana. Questione di architettura

Written by Aly Baba Faye

Novembre 9, 2009 alle 10:43 am

La laicità in una società che cambia

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La sentenza della Corte Europea di Giustizia sul crocefisso fa discutere. E come al solito le reazioni sono spropositate come se si avesse toccato un tabù. Il governo italiano per bocca del ministro delle pari opportunità (hic!) annuncia di fare ricorso. Non si sprecano dichirazioni pelose di qualche politico determinato a speculare su un tema che invece meriterebbe un approccio più serio perché ha una valenza strategica per il futuro. La cosa paradossale è che in questi casi (vedi anche il tema dell’ora di religione) è che si tira in ballo sempre l’islam e si agitano  le solite tre argomentazioni: l’identità, la reciprocità o la laicità.

Identità: Dunque la questione della fede cristiana è diventata una questione di identità nazionale come se chi non lo professa ne esce fuori e perde la sua italianità. Poi se questo è vero cosa differenzierebbe  ad esempio l’Italia dal Capo Verde? Eppure sappiamo che l’indice di secolarizzazione è assai alto in questo paese dove ci sono tanti italiani atei, ma anche minoranze che professano altre religioni (ebraica o musulmana ecc..).

Laicità: Spesso quando si discute di pluralismo religioso o libertà di culto si fa a gara a chi la spara più grossa contro la lacità che viene declinata in  “laicismo” cioè un neologismo per negare la libertà religiosa e di culto a chi non professa la religione cattolica. Si argomenta persino la legittimità del diritto della maggioranza di “opprimere” le minoranze a cui non va riconosciuto nessuna libertà. Ma cos’è la laicità se non quel principio di neutralità che tutela la libertà religiosa per tutti in un contesto di pluralismo? Ma siamo sicuri che vogliamo uno Stato teocratico in Italia?

Reciprocità: Spesso quando si discute di questi temi il pretesto che si usa è l’Islam come pericolo oppure la questione della reciprocità. Ma sappiamo che è un falso problema in quanto l’esempio che portano è quella di dire che l’Arabia Saudita oppure le reppubliche islamiche non riconoscono la libertà di culto. Ma quando mai un regime teocratico che è il contrario di una repubblica laica riconosce il pluralismo? E come chiedere al Vaticano di consetire la costruzioni di moschea o sinagoga all’interno del suo terrotorio. Ricordo che a livello mondiale molti paesi dove l’Islam è la religione prevalente sono delle repubbliche laiche e non regimi teocratici come l’Arabia Saudita (il “Vaticano” dell’Islam).  Che ne dica la propaganda “occhio per occhio” la verità è che nei paesi musulmani laici la libertà religiosa è garantita a tutti.

Questo è il paese dei campanili ed è pieno di chiese che sono i luoghi preposti per adiempiere ai propri doveri di credente. E poiché ci sono anche scuole confessionali, il crocifisso nelle aule scolastiche non aggiunge nulla di più rispetto al diritto di culto. Infine penso che nessuno si offende se una velina si mette la catenina con croce nel suo decolté perché è un fatto privato. Questione di libertà!

Written by Aly Baba Faye

Novembre 4, 2009 alle 7:17 pm

Obama un anno dopo

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Accadeva un anno fa: il 4 novembre 2008. E il mondo era in festa. Da Chicago a Nairobi passando per Jakarta e ovunque nel mondo la speranza brillava di luce diversa. E’ passato un anno e la tradizione vuole che si faccia un primo bilancio. Ognuno fa le proprie  considerazioni ma io mi astengo. In questa sede raccolgo solo una domanda  in puro stile marzulliano.  E la domanda è “cosa deve pensare, un anno dopo, il candidato Barack Obama del Presidente Obama? Questione di valutazione!

Written by Aly Baba Faye

Novembre 3, 2009 alle 11:13 pm

Exodus: 700 milioni pronti per partire

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(ANSA) – ATENE, 2 NOV – Settecento milioni di persone adulte, soprattutto dall’Africa, sono pronte a emigrare permanentemente per cercare un futuro migliore. E malgrado la crisi economica mondiale. Lo rileva uno studio Gallup presentato ad Atene al Forum Globale per l’Emigrazione e lo Sviluppo. Secondo la ricerca, la destinazione finale preferita dalla maggior parte di coloro che sono pronti, avendone l’opportunita’, ad abbandonare i propri Paesi sono gli Usa, seguiti in Europa da Gb, Spagna, Francia e Germania.

Dunque i nostri “respingisti” e “puristi” possono consolarsi del fatto che l’Italia non figura tra le prime metà preferite. Ma al di là delle paranoie politiche  o “etnocentrismi” di bassa lega, occorre ricordare un dato evidente ovvero che gli esseri umani non sono alberi e non ha radici. E che il nomadismo ha preceduto la sedentarizzazione. Dunque popoli sono in cammino? Questione di movimento!

Written by Aly Baba Faye

Novembre 3, 2009 alle 7:36 am

Le Prix Goncourt 2009 a Marie Ndiaye

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Il Premio Goncourt 2009 e’ stato assegnato a Marie Ndiaye per il suo romanzo ‘Trois femmes puissantes‘. La scrittrice franco-senegalese ha ottenuto il piu’ prestigioso dei premi letterari francesi, vincendo al primo turno con 5 voti a favore. Era dal 1998 che una donna non vinceva il premio Goncourt.

Nata nel 1967 da madre francese e padre senegalese, Marie NDiaye ha studiato Lingue alla Sorbona e ha vinto una borsa di studio per l’Accademia di Francia Villa Medici di Roma. Ha pubblicato il primo romanzo a 18 anni, e ha vinto il Premio Fémina nel 2001 con Rosie Carpe. In italiano sono pubblicati: Fuori Stagione, 2006; Tutti i miei amici, 2005; Rosie Carpe, 2005; La diavolessa, Mondadori 2002; In famiglia, Anabasi 1993; Il pensiero dei sensi, Marsilio 1993.

Che dire altro? Dunque Marie Ndiaye è meticcia di padre senegalese e madre francese, e qui non si resiste alla tentazione di chiamarla L’Obama della letteratura francese. Questione di eccellenza!

Written by Aly Baba Faye

Novembre 2, 2009 alle 8:56 pm

Regione Lazio: Paola Concia per vincere

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Proviamo ad immiginare che la candidatura di Renata Polverini venga confermata dal centrodestra. E’ una giovane donna capace e rispettata dai lavoratori e dagli imprenditori. E’ una figura che esce fuori dal recinto tradizionale della destra: una pragmatica che sta al merito. Ha traghettato la sua organizzazione nell’agone del sindacalismo che conta. Un fatto riconosciuto anche dalle altre confederazioni. La sua sarà una candidatura difficile da battere perché insidiosa. La Polverini, a prescindere dagli schieramenti, può pescare voti a 360 gradi. Abbonata al salotto televisivo di Floris, la sua è  una figura che piace e riscuote consenso anche  a sinistra. E’ donna ed è giovane, due “carte” imprescindibili per un auspicato rinnovamento della politica italiana, una politica  statuaria in un paese che soffre di “sindrome del colosseo“; ovvero una politica paternalistica che non scommette  né sul  dato di genere né su quello  di generazione. Dunque quella di Renata Polverini è una candidatura innovativa, forte  e di prestigio. Per questa ragione e considerando, anche il potenziale effetto negativo in termini elettorali dell’Affaire Marrazzo, è necessario che il centrosinistra individua una candidatura altrettanto forte che sia in grado di  competere per vincere. Per me il nome è uno solo: Anna Paola Concia. Paola è una battagliera, una persona onesta e trasparante. Già me la immagino dire ai laziali “non ho nulla da nascondere e vi dirò sempre la verità“. E per coincidenza Paola è coetanea della Polverini e sarebbe bello mettere a confronto i percorsi dell’una come traghettatrice del suo sindacato nell’alveo della democrazia sociale e dell’altra come esponente di spicco della battaglia per i diritti civili con la sua trasparenza e le scelte di libertà.  A mio avviso Paola Concia è la migliore narrazione che il centrosinistra può offrire all’elettorato laziale in questa fase. Con Paola Concia vincere si può basta crederci. e Poi se si dovesse perdere allora sarebbe comunque una bella pagina di politica, di quella politica capace di assolvere ad una funzione pedagogica. Questione di coraggio!

Written by Aly Baba Faye

Ottobre 31, 2009 alle 9:41 am

Mamma li turchi!

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La visita del Premier turco Erdogan in Iran e i propositi attribuitogli sul programma nucleare e sulla politica d’Israele merita una riflessione. La Turchia dopo anni di umiliazione come paese che mendica un biglietto d’ingresso nell’Unione Europea, sembra sia decisa ad affermare la propria dignità di popolo con una grande storia e di  far sentire la propria voce nel concerto delle nazioni. E’ questa, in sostanza, il significato profondo del tentativo di riannodare i fili di una politica estera che guarda al mondo musulmano e  si riposizioni sulla scena globale come  attore di un protagonismo  nuovo. Ne è una dimostrazione l’asse con Teheran che porta alla difesa del diritto dell’Iran di avere il nucleare e l’annuncio di cambiare i suoi rapporti con Israele sono la cifra di un nuovo corso della diplomazia di Ankara. Sembra che Erdogan abbia dichiarato che “le relazioni bilaterali con Israele subiranno ripercussioni se lo stato ebraico non mettesse fine alla “tragedia umanitaria” nella striscia di Gaza e non riannodasse il dialogo con i palestinesi. E poi ha aggiunto che ”quanti parlano di disarmo nel mondo devono essere” i primi a iniziare.  Dunque, il diritto dell’Iran ad avere il nucleare , se non è una rivendicazione anche per se di tale diritto, rimette in discussione ogni credibilità del trattato di non proliferazione e della stessa NATO. Insomma nel nuovo attivismo di Ankara  ci  sono ingredienti che derivano dalla mancanza di lungimiranza dell’Europa. Di fatto l’UE ha ceduto alla “turchofobia”  mascherata di  “purismi” e “paure identitarie” che he hanno determinata un ripiegamento della Turchia verso se stesso e  il mondo musulmano.  Eppure Obama, durante la sua visita in Turchia, aveva caldeggiata molto l’ingresso idella Turchia in Europa non tanto per “gentile concessione” ma come  opzione strategica per i nuovi assetti della global governance. Peccato che l’appello di Obama sia caduto nel vuoto. Ma l’ottusità politica e la paura hanno avuto la meglio sulla capacità di guardare al futuro e di pensare alla  sicurezza. Una Turchia in Europa sarebbe una garanzia di maggiore sicurezza e un OPA sul dialogo con l’islam.  Peccato che l”Europa abbia rinunciato così a muoversi come  Big Player sulla scena globale.  Per questione di radici!

Written by Aly Baba Faye

Ottobre 27, 2009 alle 12:45 pm

L’Uomo Nero di Franceschini!

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20080516La scelta di Franceschini di nominare Touadi come suo vice in caso di vittoria alle primarire del PD fa discutere. Molti sono coloro che mi hanno chiamato per chiedere la mia opinione. E finalmente questa volta non devo plaudire a Gianfranco Fini il nuovo palladino della convivenza tra diversi. Tuttavia, la questione che sembra destare l’attenzione di molti è la motivazione con cui Franceschini ha giustificato la scelta: “l’ho scelto perché nero“. Alcuni sollevano un dubbio sulla pertinenza dell’idea di un “voto razziale”. Premetto che sarebbe un grave torto nei confronti di Touadi limitare questa scelta come una mano tesa a ”calimero”. Touadi è un’intellettuale di grande spessore e uno politico abile che sa destreggiarsi bene ed è uno che si è sempre sotratto al folklorismo esotico. Chi conosce la sua storia  sa che ha sempre puntato sulla qualità del suo operato. Lo ha dimostrato sia nella sua attività di giornalista che come insegnante. Da tre anni è in politica dimostrando di non temere confronti con nessuno perché sa di non avere niente in meno rispetto a coloro che hanno occupato posti di direzione politica. Anzi! Touadi fa parte della cerchia ristretta di parlamentari più colti in questa legislatura.
Per quanto riguarda il riferimento alla sua identità etnica da parte di Franceschini, credo sia riconducibile ad una sorta di “discriminazione positiva” e alla volontà di decostruire una visione di inferiorizzazione razzista presente nella società e nella politica italiana. Solo per questa ragione rappresenta una scelta di rottura o come dice lo stesso Touadi: una “lucida follia”. Infatti, finora l’essere “nero” è uno svantaggio, un disvalore sociale in una società dominata dal WASP. Perciò non posso non cogliere la scelta di Franceschini come un atto corraggioso anche se non mi sfugge la mossa elettoralistica che mira a captare qualche voto di opinione. Mi auguro solo che sia il preludio ad una apertura delle porte del potere politico alle persone di etnie diverse in maniera tale che la rappresentanza politico-istituzionale assomigli sempre di più alla società reale. Anche se so che non basta un caso singolo, ma ci credo molto alla forza dei simboli e dell’esempio positivo. Poi fatemelo dire finora l’uomo nero era visto come un mostro che faceva paura ai bambini. Almeno nella narrazione politico-elettorale di Dario Franceschini l’uomo nero è diventato bravo, buono e illuminato. Questione di rappresentazione!

Written by Aly Baba Faye

Ottobre 23, 2009 alle 9:19 am

L’ora dell’Islam

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Decisamente il Presidente della Camera Gianfranco Fini non smette di stupire. Non è consuetudine vedere uomini politici rischiare il “consenso” fino a diventare impopolari nel proprio elettorato. Fini ormai è di quelli. L’ultima uscita sull’ora di religione anche per i musulmani fa discutere. E la sua parte politica è costretta a correggere o a fare chiarimenti. Non è nel programma della coalizione dicono. Le priorità del paese sono altre. Ma lui sembra interpretare il suo ruolo istituzionale come dover di garantire l’interesse generale. Non posso che plaudire. In ogni caso la sua uscita è giustissima da un punto di vista delle pari opportunità. E se l’ora di religione ci deve essere allora ogni comunità religiosa ne dovrebbe avere diritto. La libertà religiosa e di culto è un diritto. L’islam è la seconda religione d’Italia e i musulmani non sono figli di un Dio minore. Detto questo io personalmente sono perché la scuola pubblica resti laica e lasci alle scuole confessionali l’insegnamento religioso.

Al Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI,  che mette le mani avanti dicendo che “non è nella nostra cultura” è incomprensibile. Ma il cristianesimo non aveva una vocazione universale oppure è circoscrivibile solo all’interno di una cultura nazionale o locale? Poi se l’ora di religione islamica ci deve essere come possa rappresentare una minaccia per la tradizione. Ma dov’è scritto che i cristiani o cattolici saranno obbligati a seguire l’ora di Islam! Ma allora di cosa stiamo parlando? Di purezza o di cultura non contaminata? Di negazione del diritto di culto? E poi che c’entra la cultura, la tradizione e le radici dei popoli con il cristianesimo? Io credo che Gesù sia troppo grande e il suo messaggio è universale e non può essere proprietà di una cultura o ancorato a delle radici! Questione di proporzione!

Written by Aly Baba Faye

Ottobre 18, 2009 alle 8:37 pm

Al-Aqsa: Jihad globale!

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Le manifestazioni a Gerusalemme “in difesa della moschea di al-Aqsa” sono un fatto su cui vale la pena soffermarsi. Nei giorni scorsi la polizia israeliana aveva sentore di un certo allarmismo nel seno della comunità islamica in Israele che  si stava mobilitando per impedire che i fondamentalisti ebrei potessero forzare l’ingresso nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme in occasione del Sukkot, la festa ebraica dei Tabernacoli. Da piu’ parti nel mondo  islamico era stata lanciata l’esigenza di mobilitazione generale in difesa della moschea Al-Aqsa. Da qui  sono scaturite le tensioni  tra manifestanti e forze dell’ordine israeliane. L’idea di una “penetrazione” nella Spianata delle Moschee ha sempre avuto a che fare con lo status di gerusalemme ma anche con una volontà di “contesa di simboli”. Di prima mattinata Venerdì la polizia israeliana aveva blindato di agenti tutti gli ingressi di Gerusalemme ed in particolar nella zona della Citta’ Vecchia. L’ingresso alla Spianata delle Moschee e’ stato limitato ai soli musulmani di eta’ superiore ai 50 anni, in possesso di documenti israeliani.  Anche se la preghiera del Venerdi non ha creata particolari problemi, tensioni e scontri fra dimostranti palestinesi e reparti della polizia sono stati invece segnalati in due quartieri periferici di Gerusalemme Est: Ras el-Amud e Zur Baher. Altri incidenti sporadici sono avvenuti anche in Cisgiordania. E a quanto pare ci vorrà ancora del tempo prima che sia possibile la riapertura al pubblico della Spianata delle Moschee. Dunque si sta determinando una situazione alquanto delicata e ogni forzatura del Governo Netanyau o  degli integralisti ebrei potrebbe alimentare tensioni che forse coinvolgeranno parte non irrilevante della comunità dei fedeli. Qui c’è ben  oltre la reazione  di un “jihadismo politico” ma il rischio di determinare una vera jihad globale di fedeli  pronti a difendere la propria religione. Infatti, Al-Aqsa è uno dei luoghi sacri dell’Islam ed è un riferimento importante per l’intera Umma islamica cioè la comunità islamica mondiale. Pertanto, la crisi di questi giorni, di cui la stampa non parla,  potrebbe determinare un salto di qualità nel conflitto israelo-palestinese allargandolo oltre il perimetro dei territori. Dunque mettere questa dimensione nella contesa rischia di essere devastante. In ogni caso, prescindendo da come andrà a finire questo nuovo capitolo, resta il fatto che si ripropone la questione annosa dello status di Gerusalemme.  E credo che sia urgente trovare una soluzione che affronti il nodo della gestione policentrica di una Capitale che è improntata all’universalità. E’ questa una questione che, se non viene affrontata, rischia di vanificare ogni sforzo per trovare una soluzione condivisa. Questione di universalismo!

Written by Aly Baba Faye

Ottobre 11, 2009 alle 12:45 am